Ian. Il prologo

IAN – IL PROLOGO

Tre anni prima

La musica troppo alta, le voci chiassose, l’alcol, i compagni su di giri, gli ospiti eccitati e le donne, sempre le solite donne a caccia di un campione da accalappiare.
Odio queste feste, odio queste persone.
Odio tutta la mia vita.
Io voglio solo giocare, è l’unica cosa che so fare e l’unica cosa che mi fa sentire bene, che mi permette di avere un’identità perché senza lo sport, io non sarei proprio nulla.
“Ehi, campione.”
Una donna si avvicina alla zona bar e prende posto sullo sgabello accanto a me. Mi sfiora un braccio e i miei nervi si tendono.
“Non ci siamo ancora presentati.”
Forse perché non avevo alcuna intenzione di conoscerti.
“Sono Marilyn.”
Che fantasia.
“Sono qui con degli amici, sai, grandi sostenitori della squadra.”
Ma non mi dire.
“Ti sembrerà stupido da parte mia, ma sono venuta qui solo per conoscere te” stringe la presa sul mio braccio con fare allusivo mentre io stringo più forte il mio bicchiere. Poi la sua mano sale lenta e sensuale fino ad arrivare alla spalla.
“Posso sapere se questo campione stasera è qui con qualcuno?” chiede sottovoce.
Prendo un bel respiro e mi volto verso di lei, deciso a troncare sul nascere il suo tentativo di mettere le mani su di me, quando qualcuno mi si avvinghia al collo quasi strozzandomi.
“Eccomi! Scusa il ritardo!”
Mi abbraccia, mi accarezza il viso e poi posa le sue labbra sulle mie.
“Non riuscivo a trovare un taxi” dice staccandosi lentamente da me.
Resto sorpreso e completamente imbambolato mentre lei mi sorride e mi fa l’occhiolino.
“Mi hai ordinato qualcosa da bere?”
“Ehm… io…” balbetto come un fottuto idiota.
Poi si volta verso l’intrusa e le dice senza mezzi termini: “Credo che questo posto sia mio”.
Per poco non mi strozzo con la mia stessa saliva.
La donna si alza imbarazzata e lascia il bar senza dire una parola, mentre questa sconosciuta saltata fuori dal nulla si siede accanto.
“Vodka Lemon, per favore” chiede al barman. “Tanta Vodka e poco Lemon” aggiunge.
Poi si volta verso di me e sorride.
Ancora.
Il barman le porta il suo drink e lei fa subito un paio di sorsi.
Io resto immobile. Intontito. Muto.
“Allora…” inizia, voltandosi completamente verso di me. “A quanto pare mi devi un favore, un enorme favore.”
“Io? Cosa?” Rinsavisco dal mio stato catatonico.
“Ti ho salvato la vita.”
“Stai scherzando?” Sollevo un sopracciglio.
“Sono serissima.” Anche il suo viso lo è.
“E come avresti fatto, sentiamo…” la sfido, bevendo qualche sorso della mia birra.
“Vediamo… ti ho salvato da una serata noiosa, prima di tutto. Dal tentativo di quella sanguisuga di infilarsi nel tuo letto e magari, anche nella tua vita. Da un matrimonio sbagliato passato a comprare scarpe e vestiti per la tua moglie trofeo.”
Scoppio a ridere sguaiatamente.
“Non starai esagerando?”
Ride anche lei.
“Forse un pochino… ma sai, non puoi mai dire come una serata si evolverà, a cosa un incontro possa portarti. A volte una persona può sconvolgerti la vita, che tu lo voglia oppure no e non è sempre una cosa positiva.”
“A me sembra che tu stia correndo troppo con la fantasia. E poi, avrei potuto allontanarla anche senza il tuo aiuto.”
“Be’, a me sembravi molto in difficoltà.”
“Ti assicuro che so difendermi.”
Fa scivolare lo sguardo su di me per alcuni istanti.
“Lo immagino” dice roteando gli occhi all’indietro. “In ogni caso, ormai è tardi.”
“Per cosa?”
“Ormai sei legato a me per sempre.”
“Ah sì?”
“Certo, hai un debito, amico. Un grande debito da saldare.”
La guardo divertito.
“Potresti anche saldarlo subito e considerarti libero.”
“E cosa dovrei fare?”
“Ballare. Con me” fa un cenno con la testa verso la pista in fondo alla sala.
“Mi dispiace, ma io non ballo.”
Arriccia le labbra.
“Be’, peggio per te” posa il suo drink e si alza. “Troverò qualcun altro che mi faccia ballare e tu continuerai a essere in debito con me. E i debiti si pagano, sempre” sussurra al mio orecchio prima di allontanarsi verso la pista.
La guardo sparire tra la folla ancora confuso da questo improbabile incontro mentre Ryan viene a sedersi accanto a me.
“E quella da dove è saltata fuori?”
Scrollo le spalle.
“La solita imbucata in cerca di qualcosa di eccitante?”
“Immagino di sì” dico poco convinto.
Ryan mi dà una gomitata e mi fa un cenno con la testa. “Non vorrai lasciartela scappare.”
Vedo Jake, uno di miei compagni di squadra, avvicinarsi lentamente a lei che ora è in compagnia di un’altra ragazza.
“Dovresti fare qualcosa.”
“Non ne ho alcuna intenzione.”
“Ian…”
“Non iniziare, lo sai.”
“Magari potresti…”
“Non se ne parla.”
“Non mi sembra così male.”
“Non parlo di questo.”
“E cos’ha che non va, allora?”
Sospiro. “Quello è il tipo di donna che non puoi archiviare dopo una notte o due.”
“Come lo sai? Voglio dire, ci hai scambiato solo poche battute.”
“Lo so e basta.”
“Ed è un male?”
“Un fottuto disastro.”
Ryan scuote la testa in disapprovazione, mentre io mi costringo a osservare la scena che si svolge a pochi metri da me.
Jake si avvicina a quella ragazza e lei sorride.
Ed io mi raddrizzo sullo sgabello.
Jake le parla sfoderando tutto il suo fascino e lei arrossisce.
Ed io sento lo stomaco andare a fuoco.
Jake le porge la mano. Lei guarda la sua amica che le fa un cenno con la testa, poi l’accetta e lo segue sulla pista da ballo.
Ed io mi alzo in piedi d’istinto.
Jake le posa una mano sulla schiena nuda e la fa scivolare lentamente fino alla vita e lei piega la testa di lato, sorpresa e forse a disagio per il suo gesto.
Ed io devo poggiare un gomito sul bancone alle mie spalle.
Jake le parla all’orecchio e lei sorride di nuovo: bocca, occhi, viso.
Tutta.
Lei sorride tutta.
E le mie gambe tremano.