Last Call ~ Primo Capitolo

💟 ♀︎ LAST CALL ♂︎ 💟

Capitolo 1

Niall

 

“Potresti scendere dall’auto?”
Skylar incrocia le braccia sul petto e rivolge lo sguardo dalla parte opposta.
“Ci hanno sentiti, sanno che siamo qui.”
“Secondo te me ne frega qualcosa?”
“Dagli almeno una possibilità.”
“Mi avevi detto che era una città!” Alza la voce e mi guarda truce.
“Ed è vero, lo è.”
“Siamo in mezzo al fottuto nulla!”
“Non dire quella parola.”
“Siamo nel buco del…”
“Neanche quella, soprattutto quella. Non davanti ai nonni, ti prego.”
Apre lo sportello dell’auto di scatto facendolo sbattere di proposito contro il mio ginocchio.
“Che cazzo!”
“Ah! Quella si può dire?” Richiude lo sportello con forza dietro di sé e mi sfida alzando il mento. “Buono a sapersi, vuol dire che diventerà la mia parola preferita d’ora in avanti.”
“Stai mettendo a dura prova la mia pazienza e non abbiamo ancora messo piede in casa.”
“Dovevi pensarci prima di portarmi qui!” Punta i piedi sulla ghiaia.
“E tu dovevi pensarci prima di farti buttare fuori!”
Li punto anche io perché al momento abbiamo più o meno la stessa età mentale.
“Siete qui!” La porta di casa si apre alle nostre spalle. “Non vi abbiamo sentiti arrivare.”
“Come no!”
Skylar fa roteare gli occhi all’indietro e si avvia a passi pesanti verso l’entrata strisciando di proposito i suoi scarponi sulla ghiaia.
“Tesoro, sei… Sei…” Mia madre ci prova, ma sono sicuro che non riesca a trovare l’aggettivo adatto per descrivere la sua una volta adorabile nipote. “Colorata.”
Wow. Non avrei saputo fare di meglio.
Mia madre la abbraccia con affetto, ma il suo gesto non viene ovviamente ricambiato. Skylar se ne sta impalata con le braccia lungo i fianchi e il viso rivolto di lato. Non ama le manifestazioni d’affetto in pubblico, a dire il vero neanche in privato, soprattutto gli abbracci, quelli sono proprio vietati.
“Il nonno è dentro, ti sta aspettando.” La lascia andare e le sorride. “Lo trovi in salotto, ricordi ancora dov’è?”
“Sicuro!” Le risponde senza guardarla, poi la sorpassa lasciandola sola sulla soglia.
“Ci vuole tempo” dice poi, guardando me. Allarga le braccia e io mi avvicino. “Andrà tutto bene, vedrai. Siete a casa, adesso.”
La mamma mi abbraccia e io mi lascio abbracciare, non ho lo stesso problema di Skylar, anzi, in questo periodo gli abbracci non sembrano mai abbastanza.
“Siamo felici di avervi qui.”
Mi rassicura ancora una volta, come se tutte quelle al telefono non fossero state sufficienti.
“Grazie, mamma.” Mi stacco da lei a malincuore. “Solo qualche settimana, il tempo di trovare una soluzione a tutto questo casino.”
“Tutto il tempo che vi serve.”
“Non voglio approfittarne.”
“Non dirlo neanche, questa è casa tua. Vostra.”
“Non sapevo dove altro sbattere la testa. Sono completamente esausto.”
“Si vede.”
Le sorrido tirato.
“Coraggio, andiamo dentro, la cena è quasi pronta e a quest’ora tuo padre avrà già esaurito le battute da dire a un’adolescente.”
La seguo all’interno e l’odore di legna bruciata s’infila subito nelle mie narici, catapultandomi in un attimo indietro nel tempo, quando questo odore me lo sentivo addosso ogni sera quando andavo a letto.
“Avete già acceso il fuoco?” Chiedo, rendendomi conto che l’autunno è appena iniziato e che in città non avevo ancora acceso i termosifoni.
“Hai dimenticato come scendono le temperature qui di notte?”
Mi precede in salotto dove troviamo solo la TV accesa e la legna crepitante nel camino.
“Dove diavolo sono?”
Mia madre scrolla le spalle e poi si dirige verso la cucina, fa il giro dell’isola e si avvicina alla porta che dà sul giardino sul retro. Guarda attraverso i vetri e poi la apre di colpo facendola scorrere.
“Cosa credi di fare?” Urla uscendo in giardino.
La raggiungo veloce e mi fermo sulla soglia, solo per vedere mio padre e Skylar fumare sul portico.
“Ti ha dato di volta il cervello?” Mia madre se la prende con lui.
“Che ho fatto?” Chiede con aria innocente.
“Skylar, tesoro,” mia madre cerca di cambiare tono ma resta tesa. “Non ti fa bene quella roba.”
“Me l’ha data lui.” Indica mio padre.
“Fionn.” Mia madre lo interroga incrociando le braccia sul petto.
“Mi ha chiesto se avevo da fumare e io avevo solo i sigari” mio padre dice ingenuo.
“E ti sembra il caso di dare uno dei tuoi sigari a una ragazzina?”
Mio padre scrolla le spalle e io mi decido a intervenire prima che mia madre se la prenda con lui.
“Dammi quel coso” dico a Skylar.
“Non ho finito” protesta.
“Dammelo o giuro che te lo faccio mangiare.”
“Ah sì?” Mi sfida. “E come, ancora acceso? O prima hai intenzione di spegnerlo?”
“Non provocarmi” la avviso.
“E tu non rompere il c…”
“Va bene così!” Mia madre interviene. Prende il portacenere dal tavolino sul portico e lo mette sotto il naso di Skylar. Lei sbuffa ma poi vi spegne il sigaro lasciandolo lì e imprecando qualcosa tra i denti che tutti fingiamo di non sentire per non peggiorare la situazione.
“Anche tu.” Mia madre muove il portacenere verso mio padre.
“Che c’entro, io?”
“Ti fa male quella roba.”
Mio padre sbuffa, proprio come Skylar, ma poi l’accontenta.
“E ora gradirei che andaste tutti a lavarvi le mani prima di cena.”
“Fa sul serio?” Skylar chiede a me indicando lei.
“Meglio non discutere con lei” mio padre le consiglia, passandole poi un braccio intorno alle spalle.
Skylar lo guarda quasi disgustata ma non dice nulla.
“Andiamo, vieni con me, ti mostro dov’è il bagno.”
“Guarda che me lo ricordo, non sono rincoglionita” risponde facendomi esplodere qualcosa nello stomaco, forse un petardo o forse una bomba a mano considerando il bruciore che provoca.
Mio padre e Skylar rientrano in casa mentre io attendo paziente la sentenza di mia madre.
“Dovevi venire prima.”
Non mi sta accusando, sembra più preoccupata che incazzata.
“La situazione è peggiore di quello che credevo.”
E io non posso che abbassare la testa e convenire con lei.

… TO BE CONTINUED …

© 2019 A. S. Kelly