Liam e Rain. Il primo incontro – Seconda Parte

LIAM E RAIN – IL PRIMO INCONTRO (SECONDA PARTE)

SCENA EXTRA

Rain

“Almeno mettiti qualcosa addosso!” mi urla la mamma prima che sbatta la porta alle mie spalle.
Mi dirigo a passo spedito verso la casa dei vicini, stringendo le braccia al corpo per proteggermi dal freddo che fa questa sera. Ringrazio di aver indossato i miei insostituibili stivaletti di pelliccia, almeno non mi congelerò i piedi.
Busso alla porta degli O’Reilly, battendo i denti e i piedi per cercare di riscaldarmi in qualche modo.
La luce all’interno si accende e qualcuno fa capolino dalla tendina che copre la vetrata.
“Buonasera, signora O’Reilly” saluto.
Sono un po’ in imbarazzo, non ho molta confidenza con i vicini, almeno non con questa famiglia, anche se mio fratello vi passa in pratica tutto il suo tempo libero.
“Sto cercando Aaron, mio fratello.”
“Ah, tu devi essere Rain, giusto?”
Annuisco.
“Vieni dentro, cara, qui fuori si gela.”
Entro in casa mentre la signora O’Reilly chiude la porta.
“I ragazzi sono di sotto, puoi andare tu stessa a chiamare tuo fratello.”
“Io?” m’indico con un dito.
“Vai pure, la porta è aperta” e così dicendo, mi spinge delicatamente verso la porta che dà sulla cantina, lasciandomi poi sola.
Maledetto Aaron. Questa me la paga.
Prendo un bel respiro e cerco di non pensare al fatto che indosso il mio pigiama peggiore, che sono in disordine e mostruosa, e che sto per presentarmi davanti a quattro ragazzi in piena attività sessuale.
Busso alla porta, ma dalla musica che sento provenire da sotto, capisco subito che nessuno mi ascolterà e che mi toccherà scendere davvero.
Mi faccio coraggio, alzo la testa e scendo piano i gradini.
Arrivata quasi alla fine mi fermo, rapita dalla loro concentrazione, dalla musica e se devo essere proprio sincera, dal chitarrista sulla sinistra, che fa scivolare le dita sulle corde in modo naturale e sexy e che mi fa trattenere il respiro per alcuni secondi.
Me ne resto imbambolata a fissarlo, approfittando del fatto che nessuno mi abbia ancora notata, ma poi lui alza lo sguardo e la sua sicurezza svanisce in un istante.
Oh mamma.
Non riesco più a sentire il mio cuore.
Sto morendo?
Tutti si voltano verso di lui, mentre spezza subito il contatto con me, impedendomi di capire di che colore siano i suoi occhi. Forse azzurri, o grigi, come il cielo denso di nubi, quello che ti fa immaginare qualcosa che non esiste davvero, ma che non puoi fare a meno di sognare.
Prima che tutti si accorgano della mia presenza indiscreta, mi schiarisco la voce per richiamare l’attenzione e anche per salvare lui dal linciaggio in pubblica piazza.
Aaron si alza e viene verso di me, si nota subito che non ha gradito la mia intromissione.
“Mi ha mandato la mamma, è ora di cena.”
“Arrivo tra un minuto.”
“Lo dici sempre.”
“Facciamo cinque, okay?”
Sbuffo spostando il peso del mio corpo su un piede e incrociando le braccia sul petto.
“Non dovresti venire qui” mi dice visibilmente contrariato dalla mia presenza.
“Di cosa hai paura?”
“Non… non è il posto adatto a te.”
“E perché mai? Perché i tuoi amici potrebbero per caso farsi strane idee sulla tua sorellina?” lo prendo in giro, so che Aaron va fuori di testa su queste cose.
“Rain…” mi ammonisce.
Gli sorrido compiaciuta, felice di averlo provocato, così impara a farmi venire qui sotto a chiamarlo.
Sollevo lo sguardo per un attimo, in tempo per poter affermare che i suoi occhi sono proprio azzurri, sì. E infiniti. E in un attimo vengo assalita dalla voglia di tuffarmi e di nuotare in quel mare in tempesta. Senza avere alcuna paura di affogare.
Oh dio. Si è fermato di nuovo.
Mi tocco d’istinto il petto, solo per accertarmi che il cuore sia ancora lì, al suo posto.
Sento le mie guance colorarsi per l’imbarazzo e distolgo subito lo sguardo da lui, tornando a fissare mio fratello che non ha smesso un attimo di parlare, anche se io, persa in quella distesa sconfinata, non ho ascoltato neanche una sillaba.
“Ehi, ciao.” Uno degli altri ragazzi si avvicina a noi.
“Neil…” continuo.
Lo conosco, frequentiamo la stessa scuola. Qualche volta mi ha anche rivolto la parola.
“Esatto” I suoi occhi s’illuminano.
“E tu sei…”
“Mia sorella!” s’intromette Aaron.
Rido scuotendo la testa e torno a guardare Neil. “Rain.”
Sorride ancora, devo dire che è carino, e sembra anche molto dolce.
“Mi chiedevo… ti andrebbe di andare al cinema, questo venerdì sera?
Mio fratello per poco non gli salta alla gola.
“Al cinema…” mi mordo il labbro imbarazzata, mentre mi sciolgo i capelli e li smuovo appena, prima di prendere a giocare con una ciocca.
“Mi piacerebbe molto” aggiunge un po’ malizioso e alle sue parole arrossisco fino alle orecchie, abbassando d’istinto la testa.
“Certo, piacerebbe anche a me.”
“Perfetto! Tanto so dove abiti.”
Scoppio a ridere alla sua spontaneità mentre Aaron credo che stia per avere un infarto fulminante.
“A venerdì, allora” dice, prima di tornare dagli altri.
“A venerdì” sorrido ancora, mentre lo seguo con lo sguardo. Si avvicina proprio a lui, e iniziano a parlottare sottovoce.
“Io vado” dico ad Aaron, ancora verde di rabbia in viso. “Ci vediamo a casa.”
“Facciamo i conti dopo” mi minaccia con un dito.
Salgo i primi gradini e volto di nuovo lo sguardo verso di lui, che ora parla con Jason, un altro vicino di casa.
Guardo Neil e poi ancora lui e dentro di me avverto una strana sensazione, come un formicolio allo stomaco. Come se avessi fatto un passo di troppo. Come se avessi preso la decisione sbagliata.
Ma poi mi dico che ho solo sedici anni, sono una ragazzina che va ancora a scuola e che lui è già un uomo, bello da morire e che non perderebbe mai tempo dietro a una come me. Una che se ne sta ore sotto la pioggia, nel giardino di casa sua, a guardare il cielo e a sognare a occhi aperti.
Faccio un cenno di saluto con la mano, sperando che lui ricambi e che mi regali almeno per un’altra frazione di secondo la vista dei suoi splendidi occhi azzurri, ma non accade.
Non importa, non potrei dimenticarli comunque. Ormai li ho impressi nella mia memoria e forse, anche in un altro posto, ma ho paura anche solo a pensarlo.
Esco da casa O’Reilly salutando e mi avvio verso la mia. Sollevo lo sguardo e le prime gocce di pioggia mi scivolano sul viso; apro le braccia e sorrido al cielo, grata per questo senso di leggerezza che mi regala e non posso fare a meno di sperare che un giorno possa trovare qualcuno che ami la pioggia, almeno la metà di quanto la amo io.

© 2017 A.S. Kelly – All Rights Reserved