Lost Days. Il prologo

AARON – PROLOGO

Aaron

Ci sono molte cose in cui non credo. Parlo di tutto ciò che non si può toccare con mano o vedere con i propri occhi.
Non credo che lassù ci sia un’entità, uno spirito o quello che vi pare, che vegli su di noi.
Non credo nel destino, nel fato o nell’inevitabile.
Non credo nella sfortuna o nel caso.
Non credo nella speranza e nei sogni.
Non credo che esista un’anima gemella per ognuno di noi o un amore unico e immenso che ti faccia sentire completo e indistruttibile.
Credo che l’uomo sia artefice del suo destino, che siano le proprie scelte a portare a determinate conseguenze e che nessuno possa metterci lo zampino, che possa decidere al posto tuo provocando una disgrazia, che sia la tua o quella di qualcun altro.
Si sceglie di commettere un’azione, si sceglie di prendersi una responsabilità, si sceglie se e come restare in un rapporto.
Non esistono influenze esterne. Sei sempre e solo tu a giocare la tua mano e se hai delle carte di merda, è solo colpa tua. Probabilmente sei solo un giocatore del cazzo.
L’incidente di Rain non è stata una fatalità, ma frutto di un pessimo guidatore, ubriaco per giunta. La fine della nostra carriera da musicisti non è stata dovuta alla sfortuna, ma è stata una conseguenza diretta dell’incidente, che ci ha portati tutti a rivalutare le nostre vite e a rimboccarci le maniche.
La malattia di Alex è una condizione genetica; scienza, dico, non casualità.
Il fatto che Patrick sia una testa di cazzo? Un dato di fatto. Non c’è bisogno di una spiegazione.
La nostra vita qui, a Howth, questo locale, la nostra casa, tutte scelte ponderate, su cui abbiamo riflettuto a lungo.
I problemi arrivano sempre, basta trovare una soluzione. E noi l’abbiamo trovata.
Concretezza e risolutezza. Ecco tutto.
L’amore? I sentimenti? Solo fumo negli occhi, solo qualcosa di astratto che ti fa perdere il controllo e che ti fa commettere errori, che ti trascinano in qualcosa che non puoi spiegare, volto solo a confonderti le idee e la mente.
I legami, quelli di sangue, e quelli dettati da un’amicizia che dura da tutta la vita, questo è qualcosa che posso capire.
La famiglia, la cosa più importante al mondo. Persone con cui condividi ogni cosa, persone che ti sono vicine e a cui tu offri sempre aiuto. Persone che fanno parte di te.
La mia famiglia, un po’ atipica e decisamente troppo allargata, è l’unica cosa che conta. La serenità di tutti, la pace, l’armonia.
È vero che tra i componenti ci sono rapporti che vanno al di là della mia comprensione, ma li ho accettati. È una loro scelta e la rispetto, ma non è la mia.
Mia sorella Rain è innamorata di Liam e fortunatamente per lui, è ricambiata. Jay e Alex sono insieme, Patrick ed Erin stanno per sposarsi e hanno già la loro famiglia con la piccola Lily.
Non giudico il loro modo di vivere, hanno scelto di affidarsi a qualcosa di oscuro e di incerto, problemi loro, non miei.
Io me ne sto fuori, a guardarli, controllando che nessuno faccia casini, altrimenti sarei costretto a intervenire.
Con l’amore di mezzo tutto diventa precario, in bilico e tu perdi ogni briciolo di razionalità.
Non è per me.
Forse da ragazzo era diverso, ero immaturo e la vita non mi aveva ancora colpito duro, ma crescendo ho imparato che farsi distrarre dai sentimenti non paga, anzi, ti distrugge. Sono diventato sempre più razionale e giudizioso. Ho dovuto farlo, in ogni caso non avevo scelta.
I miei genitori sono morti quando Rain ed io eravamo solo due ragazzi. Prima la mamma, una malattia. Degenerazione del corpo, una spiegazione scientifica. Papà un incidente, solo un anno dopo. Un idiota strafatto lo ha investito sulle strisce pedonali. La conseguenza di un’azione.
Rain aveva diciassette anni, era all’ultimo anno di scuola. Io la scuola l’avevo finita da qualche anno e lavoravo duramente per poter andare avanti, per mantenere lei e la nostra casa. Poi c’è stata la musica. C’è chi dice che bisogna essere nel posto giusto al momento giusto, per noi non è stato così. Ci siamo impegnati, ci siamo sbattuti e abbiamo reagito positivamente a tutte le porte che ci hanno chiuso in faccia, fino a quando qualcuno non ha riconosciuto il nostro talento.
Tutto ha una spiegazione e una logica.
Anche se non ero una cima a scuola, se non sono un cervellone e non conosco paroloni, so distinguere cosa è irrazionale e cosa no.
È così che vivo.
E così vivrò.