Ryan. Il prologo

RYAN – IL PROLOGO

Due anni prima

“Non puoi farlo davvero.”
“Lo sto già facendo” rispondo a Ian, mentre riempio il mio borsone alla rinfusa.
“Ryan, ti prego, ragiona. Parliamone, possiamo trovare una soluzione.”
“Una soluzione?” gli rido in faccia. “Una soluzione ce l’avevo, ma tu non mi hai permesso di portarla a termine.”
“Avresti voluto davvero questo? A cosa sarebbe servito?”
“A me” gli dico guardandolo duro. “Sarebbe servito a me. Ma tu dovevi metterti in mezzo come al solito.”
“Uccidere tuo fratello avrebbe risolto tutti i tuoi problemi?”
“Mi avrebbe fatto sentire meglio.”
Ian scuote la testa e si siede sul letto.
“Non lo pensi davvero e non è colpa sua, lo sai.”
“No, certo. Non è mai colpa sua. Lui non fa mai nulla, vero?”
Chiudo il borsone e lo getto sul pavimento, sedendomi poi accanto a lui e abbandonando la testa tra le mani.
“Okay, lui ha peggiorato le cose, ma le cose andavano di merda anche senza il suo disastroso intervento.”
Chiudo gli occhi e stringo forte i pugni cercando di calmare la valanga di rabbia che sento tornare a scuotere il corpo.
Non posso pensare a lui, a quello che ha fatto.
A quello che ero pronto a fare io.
“Lei…”
“Sta’ zitto!” lo aggredisco.
Nessuno dei due deve essere più nominato in mia presenza.
“Ti sei almeno fatto vedere?” Ian sfiora il mio mento ma io mi ritraggo con stizza. “Ci vogliono dei punti, lì.”
“Cosa cazzo vuoi che me ne importi?”
Ian sospira frustrato.
“Non riuscirò a farti cambiare idea, vero?”
“Ormai la decisione è presa. Ho firmato.”
“Non è troppo tardi, possiamo parlare con l’avvocato, ritrattare…”
Mi rimetto in piedi.
“Mi aspettano.”
“Non buttare al vento tutto. Ci hai messo anni, fatica, sudore… Non posso permetterti di farlo. È la tua carriera. La tua vita, cazzo!” Salta in piedi anche lui e mi afferra per le spalle. “Non fare il ragazzino, Ryan. Sei un uomo!”
Mi libero dalla sua presa.
“La mia vita, Ian!” gli urlo in faccia. “Non hai idea di cosa…”
“Hai la tua famiglia, lo sport, hai…”
“Non mi basta” gli dico sul punto di crollare.
Non mi basterà più.
“Te lo farai bastare” dice lui calmo.
“Dovrei fare come te?”
Ian mi regala un sorriso malinconico. “È sempre un modo di vivere.”
“Tu non capisci” gli dico più calmo. “Non è il mio modo. Forse per te andrà bene, ma non per me. Io ho sempre voluto questo, io non sono come te o come…” digrigno i denti. “Io sono diverso. Io voglio cose diverse… Io le volevo!”
“E puoi sempre averle. Magari in futuro…”
“No” scuoto la testa. “Non posso, non dopo… Non fa per me. Non farà mai più per me. Hai idea di come ci si sente, Ian? Farsi strappare il cuore dal petto e stare a guardare mentre qualcuno lo calpesta con forza. Vedere il sangue schizzare, vederlo smettere lentamente di pulsare. Vedere la tua vita, i tuoi sogni, il tuo futuro spegnersi davanti ai tuoi occhi…” faccio una pausa per non lasciar trasparire le emozioni. “Non c’è più niente per me qui.”
“Ci sono io” prova ancora.
Scuoto la testa.
“Devo andarmene, devo stare lontano da qui. Da tutti. Ti prego, lasciami solo andare.”
Ian respira profondamente.
“Sei mio fratello, Ryan. E mi preoccupo per te. Non voglio che tu vada via così, senza riflettere, senza aspettare che la cosa passi.”
“Cosa deve passare… Cosa? Non passa, Ian. E fa male, Cristo. Un male insopportabile.”
Ian resta in silenzio per alcuni secondi, poi si passa una mano fra i capelli e parla di nuovo rassegnato.
“Se è quello di cui hai davvero bisogno, non sarò io a trattenerti. Solo… non chiuderci fuori. Non chiudere fuori me.”
Sorrido mio malgrado.
“Credi sia davvero possibile?”
Sorride a mezza bocca anche lui.
“Assolutamente no.”
Mi chino per afferrare il borsone.
“Sei sicuro ti basti solo quello?” chiede indicandolo. “Posso farti avere il resto delle tue cose, fammi solo organizzare…”
“Non voglio niente da questa vita” lo interrompo subito. “Non voglio portare con me nulla. Io non sono più quella persona.”
Mi avvio verso la porta del mio appartamento seguito da lui e quando la apro, l’ultima persona che volevo vedere mi compare davanti.
Mi getto su di lui facendolo cadere a terra. Mi siedo sul suo corpo e stringo forte le mani intorno al suo collo, mentre lui mi afferra per i polsi tentando di liberarsi.
Ma io sono più forte, sono più arrabbiato.
Sono a pezzi.
“Cazzo, Ryan!” Ian cerca di afferrarmi per le spalle, ma anche lui non riesce a opporsi alla mia forza.
L’odio che provo è più potente di tutti i loro muscoli.
“Ryan! Così lo ammazzi sul serio!” Ian continua a gridare e a strattonarmi per allontanarmi da lui, ma io non ho intenzione di mollare la presa.
Lo voglio morto. Adesso. Per mano mia.
Il suo viso inizia a sbiancare e le sue mani perdono forza sui miei polsi. Sento sotto le dita la vita che lo abbandona lentamente, una vita che non mi ridarà indietro la mia e che non mi ripagherà di tutto il dolore che sento dentro.
Quando sta per perdere i sensi, una montagna di muscoli mi si avventa addosso, scaraventandomi a terra di lato. Si siede poi su di me e tenta di bloccarmi le braccia.
“Ryan! Dio… Ryan!”
Cerco di divincolarmi, ma Ian stringe di più la presa.
“Non ti permetterò di farlo. Cazzo, è tuo fratello!”
Lo guardo duro e con il rancore sulla lingua e il dolore che mi massacra il cuore, gli dico quello che davvero penso.
“Da oggi, il mio unico fratello, sei tu.”