Sweet Days. Il prologo

SWEET DAYS – IL PROLOGO

Erin

“Rain?”
“Erin, ciao.”
“Potresti… Potresti venire al pub?”
“È successo qualcosa? Stai bene? Stanno tutti bene?”
“Sì, stanno tutti bene, Rain. Ho bisogno…” Faccio un respiro profondo cercando di ricacciare indietro le lacrime. “È successa una cosa e non sapevo chi chiamare.”
“Mi stai facendo preoccupare.”
La voce di Rain è un sussurro tremolante che mi fa sentire subito stupida e in colpa per averla chiamata.
“Ho bisogno… ho bisogno di un’amica, Rain. Ho bisogno di te. Per favore, sono disperata.”
“Okay, tranquilla. Sto arrivando.”
“Ti aspetto” concludo, mentre le lacrime cominciano a scorrere sul mio viso.
“Non preoccuparti, sarò da te in dieci minuti.”
“Grazie” sussurro, ma lei ha già riagganciato.
Chiudo la conversazione e faccio scivolare il telefono nella tasca dei jeans. Sono chiusa nel bagno del locale da dieci minuti, la mia pausa è ormai terminata e devo rimettermi al lavoro. Mi do un’occhiata allo specchio e mi accorgo di essere davvero un disastro. Il mascara è colato completamente sulle mie guance e gli occhi mostrano dei cerchi neri dovuti alla mancanza di sonno, al pianto ininterrotto della scorsa notte e al trucco ormai completamente sciolto. Mi sciacquo il viso e faccio dei respiri profondi prima di aprire la porta e tornare di là.
Per fortuna il locale non è molto pieno stasera, perché non ce la farei a sorridere ai clienti e scherzare con tutti come sempre.
Faccio alcuni passi in direzione del bancone dove trovo Patrick intento a parlare con Alan, uno dei clienti abituali dell’Only4You, un uomo di mezz’età che preferisce trascorrere qui tutte le sere invece di restare a casa con sua moglie.
Sorrido a mezza bocca e prendo il vassoio pronta per ritirare i bicchieri vuoti dai tavoli lasciati liberi, quando Patrick si lascia andare a uno dei suoi soliti commenti, che normalmente non m’infastidiscono, ma che stasera potrebbero mandarmi decisamente al tappeto.
“Ehi, cos’è successo di là? Sei stata via una vita! Anch’io devo andare in pausa, sai?”
“Scusa, ero al telefono.”
“Problemi in paradiso?” Mi prende in giro e non immagina neanche lontanamente quanto ci abbia preso.
“Niente che possa interessarti, Patrick.”
“Di questo puoi starne certa. Credo che nessun uomo sano di mente dovrebbe essere costretto in alcun modo ad avere un’unica donna.”
Mi volto lentamente stringendo forte le labbra per non scoppiare in lacrime prima di parlare.
“Eppure il tuo amico non mi sembra che se la passi tanto male” ribatto secca, riferendomi a Liam, il ragazzo di Rain.
“Be’, lui non fa testo. E poi, stiamo parlando di Rain, l’unica donna dotata di cervello, bellezza e sensualità sulla faccia della terra.”
“Be’, grazie” rispondo adirata, stringendo il vassoio contro il petto.
“Non prendertela, Erin, sai cosa intendo.”
“Certo, lo so benissimo. E sei uno stronzo, Patrick. Cosa ti avranno fatto mai le donne?”
“Le donne?” Scoppia in una risata sguaiata. “Le donne non hanno alcun effetto su di me e lo sai. O forse un effetto lo hanno, ma non credo che tu voglia ascoltare tutti i particolari” conclude sogghignando.
Conosco bene Patrick ormai. Lavoro in questo pub da quasi un anno e ho incontrato tutte le sue conquiste. La sua regola è due donne alla settimana, da assumere lontano dai legami.
Scuoto la testa e mi volto per allontanarmi da lui, perché stasera proprio non ho voglia di affrontare sempre lo stesso argomento. Sappiamo benissimo tutti che Patrick è allergico alle parole ‘impegno’, ‘coppia’ e soprattutto, ‘amore’.
Proprio in quel momento Rain fa il suo ingresso nel locale. Ha il viso arrossato e l’affanno. Deve aver corso per venire subito da me e mi sento in colpa per averla fatta preoccupare e precipitare qui.
“Ehi, sono venuta il prima possibile” dice correndo ad abbracciarmi.
“Non qui” le sussurro, asciugando gli occhi di nuovo umidi.
“C’è qualcosa che non va?” Patrick chiede alle mie spalle.
“Erin sta andando in pausa” Rain annuncia, afferrandomi per un braccio e guidandomi verso il retro del locale.
“Ma se è appena tornata” Patrick aggiunge. “Ora tocca a me.”
“Be’, puoi aspettare altri quindici minuti o trenta, o tutto il tempo che ci vorrà” Rain conclude, facendomi segno con la testa di seguirla.
Patrick borbotta qualcosa sulle donne in piena fase mestruale e Alan ride alla sua battuta. Invece di rispondergli come farei qualsiasi altra sera, mi limito a lanciargli un’occhiata piena di amarezza e risentimento, ma lui deve averci letto di più, perché il suo sguardo divertito cambia repentinamente. I suoi occhi si socchiudono appena, come a volermi scrutare meglio e la sua fronte si corruga, come se stesse pensando o facendo congetture. Quasi come se fosse preoccupato.
Rain prende una chiave dalla tasca dei suoi jeans e mi chiede di seguirla al piano di sopra, nell’appartamento lasciato libero da Liam dopo che si è trasferito da lei.
“Vieni su, staremo più tranquille.”
Annuisco e la seguo su per le scale, cercando dentro di me le parole giuste per dirle che il mio mondo mi è appena crollato sulle spalle.